pag. 274 – Economica Vallecchi – 1969

In questo mese di luglio ho fatto molta fatica a leggere. Mi sono interessata di altre cose che hanno sottratto tempo ai miei amati libri. Ad esempio ho seguito, all’inizio per caso, l’ultima missione del programma space shuttle, la STS 135 di cui  qui c’è il bellissimo video del lancio visto dai razzi e dal tank.

La pelle è il libro che ho un po’ trascurato inizialmente, ma nel quale, quest’ultima settimana, mi sono buttata a capofitto. Il volume è comparso da alcune scatole di libri che un condomino in fase di trasloco mi ha lasciato perché li destinassi al bookcrossing. Tra diverse saghe fantasy non di mio interesse, sono emerse delle chicche tipo questo. Un segno del destino libresco in quanto non so se volontariamente mi sarei messa a leggerlo. Così la scoperta è stata ancor più avvalorata da questo segno!

Questo libro, pubblicato nel 1949, è un concentrato di riflessioni sulla guerra, l’Italia, L’Europa e l’America durante il secondo conflitto mondiale. Il tutto viene attraverso un’analisi particolare di Napoli invasa dagli Americani. Una Napoli così unica e lontana dal resto dell’Italia. Mi colpiscono i libri che parlano per i mmagini, gli autori che dipingono quello che vogliono dire. In ogni capitolo si è come davanti a un quadro a tinte scure con lampi di luce, come lo può essere un Caravaggio che eseguì proprio a Napoli alcuni dei suoi capolavori. Ma siamo di fronte anche alle figure grottesche di Grosz. Come dimenticare il capitolo sulle Nane del Pendino di Santa Barbara , brutte come nessunna delle nane del mondo? O il capitolo sella cena a base di Sirena? O ancora l’episodio della parrucca o quello della bandiera di pelle umana, la vera bandiera del popolo italiano? E poi ancora immagini letterarie. Come il Taras Bul’ba di Gogol (guarda caso da me appena letto) che prima viene suggerito nella terribile scena del bosco russo, e poi esplicitamete citato. La violenza inaudita della guerra, in cui nel XX secolo non si combatte per salvarsi l’anima come nelle guerre antiche, ma “semplicemente” per salvarsi la pelle, la stessa pelle del titolo. Bella anche la riflessione sui morti che il conflitto si lascia dietro. La voce dei morti, il loro richiamo sui vivi, ma non per richiedere la pietà o il ricordo. Il finale si svolge durante l’eruzione del Vesuvio nel 1944. La descrizione di questo tragico evento naturtale su una popolazione già duramente colpita dalla guerra mi ha lasciata con questa sensazione di “piccolezza” umana di fronte alla Natura.

Ecco l’umanità che osserva se stessa dall’alto.