pag.237 – traduzione di Riccardo Reim – I Classici Tascabili Economici Newton 1993

L’idea di essere invisibile è di per sé attraente, cosa che mi ha spinto ad addentrarmi nelle pagine di questo libro. Nonostante questo sono rimasta contrariata dalle numerose scese di inseguimenti vari descritte minuziosamente. Le ho trovate stancanti e pressoché inutili. Il personaggio, Griffin, è antipatico, nervosissimo e seppure abbia scoperto il modo di bloccare la rifrazione della luce in un organismo (fa un esperimento su una povera gatta della quale rimane visibile solo il tapetum lucidum degli occhi e di cui si ode solo il miagolio) si capisce fin da subito che le sue intenzioni non sono a fin di bene. Alla fine esegue l’esperimento su di sé giusto per poter fuggire anche se sa di non aver ancora trovato un antidoto alla sua scoperta. Ne consegue un funesto delirio di onnipotenza. Il mondo non lo accetta per la sua diversità (del resto essendo albino aveva  avuto problemi di diversità già da visibile) e lui non fa nulla per essere accettato, anzi la sua crudeltà si accentua. Questo romanzo ha avuto molto successo quando è stato pubblicato per la prima volta alla fine del 1800, diventando uno dei primi romanzi di fantascienza.