Archivi per il mese di: ottobre, 2011

traduzione di Marinella Magri – pag 456 – Rizzoli 2010

E’ un libro di racconti, ambientato a New York nel 1974, il giorno in cui Petit attraversò su una fune tesa lo spazio che separava le Twin Towers. Questo è il punto di fuga delle prospettive dei racconti e dei personaggi. In realtà alla fine sembra di aver letto un romanzo, perché ci sono dei punti di contatto fra tutte le storie. Sembra un romanzo su quel particolare giorno e soprattutto su New York. Ho un debole sui romanzi ambientati a New York e quindi sono anche molto critica. Questo libro non lo metto tra i capolavori letterari sulla Grande Mela anche se la sua scorrevolezza di lettura e la sua impostazione ne fanno comunque una buona lettura. Nemmeno a farlo apposta l’ho letto nel periodo di commemorazione dell’attentato dell’11 settembre di quest’anno , mentre trascorrevo qualche giorno di vacanza settembrina in un interessante e bel paesino ligure.

pag.249 – Traduzione di Michela Volante – Einaudi Stile Libero 2005

La morte penso sia uno dei più grandi tabù soprattutto in un paese che si professa cattolico come l’Italia (l’autrice è statunitense). Non si parla della morte, figuriamoci dei morti. I morti sono il soggetto di questo saggio divulgativo, che al contrario di quello che si potrebbe pensare, ha anche una certa lievità  di lettura.

Nel libro si trattano i molti modi in cui i cadaveri vengono impiegati (usati?). Da quelli più classici come  la ricerca,  lo studio e la donazione fino agli esperimenti di medicina legale o la ricerca su metodi alternativi all’inumazione e alla cremazione. Pare infatti che il futuro sarà quello del compostaggio. L’idea di fare da fertilizzante a un albero VIVO che sarà poi la mia lapide, mi pare comunque più allettante che essere rinchiusa in una scatoletta di metallo. Chi vivrà…

Ringrazio per il prestito lizzyblack che è anche la creatrice della tovaglietta.

Bello. Equilibrato. E visto il tema un ferreo equilibrio era di rigore. Il tema, chè è già nel titolo, è lo stesso che tratta la de Beauvoir ne Una donna spezzata libro che anche la protagonista cita nel raccontarci la sua storia. Ci racconta della perdita dei punti di riferimento, della ricostruzione di se stessa, del riappropiarsi del suo sguardo sul mondo e della sua quotidianità. Mettere la cieca sofferenza sullo sfondo della vita per ricominciare a vederla. Mi ha colpita come il dolore le impedisca di vedere persino i suoi bambini, che sono altrettanto vittime dell’abbandono da parte del padre. Nonostante il tema e la storia opprimenti, il romanzo è scritto molto bene e invoglia al proseguimento della lettura. Ho scoperto che l’autrice è in realtà una persona misteriosa che si cela dietro allo pseudonimo Elena Ferrante…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: