pag 540 -Traduzione di Maria Felicita Melchiorri – e-classici Newton – 2011

Post pieno di anticipazioni, quindi se vi interessa la trama, attenzione. Il romanzo è narrato in prima persona da Pip, quello che ha le grandi speranze di diventare un gentiluomo.

Poiché il cognome di mio padre era Pirrip, e il mio nome di battesimo Philip, la mia lingua infantile non riuscì mai a ricavare dai due nomi nulla di più lungo o di più esplicito di Pip. Così presi a chiamarmi Pip, e Pip finii per essere chiamato.

Molto ottimismo nellla prima parte (che comunque ho preferito)sull’infanzia e la formazione, ma con un sonoro tonfo nella realtà (un colpo di scena che mi ha sorpresa parecchio, non so nemmeno io perché, tant’è che per un paio di giorni ho abbandonato il libro) si torna a fare i conti con le cose che non vanno come ci si aspetterebbe o come avremmo desiderato.

Personaggi indimenticabili, il buono e semplice Joe , l’intrattabile sorella  Mrs Gargery moglie di Joe, il perfido grande amore (ma anch’essa vittima) Estella, alla pazza (per amore) vecchia  Miss Havisham, all’avvocato abilissimo con le parole e i moti dell’animo umano Mr.Jaggers e il suo impiegato Wemmick e il vero amico ed alter ego Herbert e Magwitch, un assassino dal cuore (abbastanza) tenero.

Ho letto il romanzo in versione e.book, quindi niente foto del libro-oggetto(!!!) però c’è stato, per puro caso un’associazione di idee fra Wemmick, che risulta essere il mio personaggio preferito, e le cassette della posta nel condominio dove abita un’amica.

Gradualmente, via via che procedevamo, Wemmick si fece più asciutto e più duro, e la bocca gli si irrigidì fino a ridiventare una buca delle lettere. (cap. 25°)

Questo particolare mi è rimasto impresso perché l’autore ne fa spesso cenno a questa bocca di Wemmick (che è il mio personaggio preferito, perché riesce a separare il lavoro dalla vita privata, come lo invidio!)

Wemmick era alla sua scrivania e stava mangiando – e masticando rumorosamente – un biscotto duro e secco, di cui buttava ogni tanto dei pezzetti nella fessura della bocca, come se li stesse imbucando. (cap.24°)

L’ironia, oltre che in questo particolare, fa parte di tutto il romanzo.

Un’altra scena che mi è rimasta impressa come se l’avessi vista in un film è la fuga sul Tamigi. Questo grande fiume è come un essere a sé stante, con le sue maree a coordinare la navigazione umana. (Conrad come Dickens?)