Storia della mia famiglia e altre vittime del terrorismo.

pag 131 – Mondadori Strade Blu 2007

Tempo fa lessi il libro di Licia Pinelli Una storia quasi soltanto mia.  Mi ripromisi di leggere anche questo di Mario Calabresi, figlio dell’ispettore Luigi Calabresi , per cercare di capire. Il proposito è rimasto lì in un cassetto. Recentemente però ho visto al cinema “Romanzo di una strage” di Giordana sulla tragedia di Piazza Fontana. Il film è stato molto discusso per non aver preso una netta posizione, mentre il presidente dei parenti delle vittime di Piazza Fontana, ad esempio, ha detto che è un film che fa emergere la verità storica sulla strage. Insomma ha fatto molto parlare di quel periodo, il che non è un male.

Il film di Giordana è molto centrato sulla figura del commissario Luigi Calabresi. Quindi il mio vecchio proposito è stato ritirato fuori dal cassetto e ho letto, finalmente, questo libro.

Essere da una parte o dall’altra in questi casi è molto difficile e non mi sento di giudicare senza il beneficio del dubbio (forse do un po’ ragione a Giordana). Chi narra in questo libro è un figlio che è stato  privato del proprio padre in tenera età, che ha dei fratelli e una mamma che sono vissuti e vivono con questo dolore che non ha “fine pena” (come per ogni famigliare delle vittime del terrorismo). Nel caso del commissario Calabresi è ancora più evidente in quanto divenne il capro espiatorio per una vicenda oscura come quella di Piazza Fontana e della defenestrazione di Pinelli. D’altra parte per Pinelli, possiamo dire la stessa cosa.

Alla fine tutti e due sono vittime di un sistema che aveva bisogno delle facce da dare in pasto alla gente, sia per trovare subito un responsabile per la strage di Piazza Fontana (Pinelli che aveva la colpa di essere anarchico ) sia trovare un “cattivo” nella Polizia da poter incolpare e che fu di fatto lasciato solo dai suoi superiori della Questura di Milano ( il commissario Luigi Calabresi venne poi scagionato come non presente nell’ufficio al momento della defenestrazione di Pinelli, ma anche su questa sentenza i dibattiti sono aperti).

Calabresi dedica alcuni capitoli ad altri famigliari delle vittime degli anni di piombo. Mi ha colpita la figura di Antonia Custra, figlia di Antonio Custra, che diversamente da altre vittime indirette, non è riuscita a elaborare la tragedia che l’ha resa orfana ancora prima della nascita. Ha vissuto (e forse in parte vive ancora anche se l’incontro con Mario Calabresi deve avergli aperto alcuni spiragli) nel tabù della tragedia, nell’ignorare volutamente quanto successo al padre, tacendo domande a una madre che non   le ha mai fatto sentire almeno nel ricordo   la presenza di un padre morto ammazzato. In questo la mamma di Mario Calabresi, Gemma Capra, con un coraggio e una forza notevoli, non ha mai nascosto la figura di “papà Gigi” ai figli, rendendoli partecipi dei ricordi.

passa

una vela,

spingendo

la notte

più in là