Archivi per il mese di: ottobre, 2012

pag 229 – traduzione di Bruno Arpaia – Guanda 2012 -ASIN: B006ZQGBR4

Apocalittico e surreale, drammaticamente vero perlomeno nei luoghi. Non siamo su un’ipotetica Strada di McCarthy , siamo nella reale cittadina svuotata e disabitata di Pripjat’, recintata e interdetta al passaggio. Il luogo dove anche la vegetazione stenta a crescere, dove si viaggia col contatore geiger in tasca per sapere se la radioattività è un po’ meno che nella strada adiacente, ma pur sempre oltre e oltre il minimo sopportabile senza atroci conseguenze. Pripjat’, dove c’è un gruppo di uomini e donne che il rilevatore di radiazioni non lo vuole nemmeno vedere, e continua a vivere quel poco di vita che rimane, fra le sue strade, fra i suoi palazzi disabitati e ormai svuotati dagli sciacalli, nascosti ma uniti dall’umanità genuina dei superstiti,convinti a vivere la sopravvivenza, anche se per poco.

Inquietanti le ambientazioni, umide, abbandonate, semidistrutte e radioattive, a pochi passi dalla centrale di Cernobyl.

Pripjat’ su Google Maps

pag. 250 – Traduzione di Tomaso Biancardi – Isbn Edizioni 2009  – ISBN 9788876381416

Si ricordava,  ai tempi del processo, come tutti quelli che conosceva erano rimasti sconvolti al pensiero di cosa sarebbe stato avere una figlia  uccisa in quel modo. Così brutale, insensato, malvagio. Nessuno si era fermato a pensare invece,  a cosa sarebbe stato avere un figlio  che era l’assassino. E’ per questo che i due dovevano per forza essere malvagi, essere diversi: altri, demoni. Non potevano essere quello che un bambino normale sarebbe potuto diventare, nelle stesse circostanze.

pag. 144

Questo romanzo si ispira ad alcuni veri e cruenti fatti di cronaca accaduti anni fa, dove gli assassini sono bambini. La narrazione è dal punto di vista dell’assassino, uno di questi ragazzini, che una volta cresciuto scontando la sua pena, ottiene di poter uscire e cercare di farsi una vita, con l’appoggio di un tutore e sotto falso nome.

Il libro ha qualche alto e basso, per quel che mi riguarda la scena della discoteca l’ho trovata alquanto piatta e banale, ma i flashback sulla vita in prigione e sull’infanzia mi hanno coinvolta completamente. Il punto forte rimane la riflessione sul ruolo dell’aguzzino, sulle circostanze che l’hanno indotto ad esserlo, cosa si poteva fare per evitare determinate situazioni familiari. Il libro non vuol essere assolutamente una scusante, ma ci induce, al di là della rabbia istintiva e cieca che tali accadimenti ci fanno provare, a considerare anche il carnefice come vittima passiva di un sistema che doppiamente lo condanna e ne fa il proprio capro espiatorio.

Giornali e televisione fanno il resto, accendendo i riflettori su vite doppiamente legate e private di qualsisai umana forma di riscatto, siano esse vittime o carnefici.

Link interessanti:
Boy A. Storia di un ragazzo sbagliato
Intervista a Jonathan Trigell
 
 

pag.325 – Traduzione di Bruno Amato – Guanda 2011 – ISBN 9788860886484

Sono combattuta su questo libro. Mi è piaciuto com’è scritto  e il personaggio non viene narrato ma emerge dal racconto che le persone che lo hanno incontrato ne fanno di lui.  Scelta narrativa perfetta per lo scopo del libro. Però non mi ha convinto.

E’ la storia del messia dei giorni nostri, quello che torna qui da noi ora chiamato Ben Zion. Il libro non è un fantasy, non è un libro di auto aiuto mascherato da romanzo (temevo qualcosa di newage tipo quella storia di Celestino -ehm- e non chiamiamolo romanzo). E’ fortemente critico nei confronti della politica, delle religioni, del sistema consumistico visti come forme di schiavitù della gente. Pone l’amore nel senso più ampio e anche il sesso come mezzo per arrivare a Dio, che non é certo quello magistralmente rappresentato da Michelangelo nella Cappella Sistina, anziano con la barba bianca, ma non è nemmeno il dio delle altre religioni.

Proprio questo uso del sesso mi ha fatto pensare che come nella vita di Gesù da quel che leggiamo, il sesso non c’entra, così in questo romanzo ce n’è troppo  e funge da panacea per molti mali. Comunque non è un libro erotico, intendo c’è troppo sesso come “mezzo” per arrivare a Dio, e questa mi pare proprio da santone con la sua setta. ;)

Le verità che Ben Zion, il nome del nuovo messia, esprime nel libro sono comunque condivisibili dalle persone atee  o agnostiche e da questo punto di vista non ho letto nulla di nuovo.  Più che Ben mi sono piaciuti i personaggi che girano intorno a lui o che solo hanno un’esperienza di vita con lui. Quello che sentono, come si trasformano davanti a lui percependo l’essenziale. Bello da leggere, ma si può passare oltre.

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