pag 229 – traduzione di Bruno Arpaia – Guanda 2012 -ASIN: B006ZQGBR4

Apocalittico e surreale, drammaticamente vero perlomeno nei luoghi. Non siamo su un’ipotetica Strada di McCarthy , siamo nella reale cittadina svuotata e disabitata di Pripjat’, recintata e interdetta al passaggio. Il luogo dove anche la vegetazione stenta a crescere, dove si viaggia col contatore geiger in tasca per sapere se la radioattività è un po’ meno che nella strada adiacente, ma pur sempre oltre e oltre il minimo sopportabile senza atroci conseguenze. Pripjat’, dove c’è un gruppo di uomini e donne che il rilevatore di radiazioni non lo vuole nemmeno vedere, e continua a vivere quel poco di vita che rimane, fra le sue strade, fra i suoi palazzi disabitati e ormai svuotati dagli sciacalli, nascosti ma uniti dall’umanità genuina dei superstiti,convinti a vivere la sopravvivenza, anche se per poco.

Inquietanti le ambientazioni, umide, abbandonate, semidistrutte e radioattive, a pochi passi dalla centrale di Cernobyl.

Pripjat’ su Google Maps