giulia_galiotto

pag. 372 – Edizioni Il Ciliegio 2012 – ISBN 9788897783305

Sono giunta alla lettura di questo libro da questo post apparso sul blog Un altro genere di comunicazione.

Il tema del femminicidio al giorno d’oggi comincia ad essere un tema abbastanza dibattuto e sempre più difficile da negare. C’è una sorta di caso che mi lega a questa lettura, perché questo e non altri libri sull’argomento? Di tragedie assurde come questa ce ne sono purtroppo molte, come vari sono i libri che trattano l’argomento (forse non ancora abbastanza). Probabilmente ho scelto di leggerlo, perché a narrare l’ingiusta storia di Giulia è la sua mamma. E poi, leggendolo, mi immaginavo Giulia Galiotto, come una donna che avrebbe potuto essere amica mia.

Oltre al gravissimo fattore umano, questo è anche un libro di denuncia sugli esiti della giustizia italiana nei confronti delle donne. E’ la storia del processo a carico del marito di Giulia, al quale, contro l’evidenza dei fatti  e contro prove chiare, non è stata riconosciuta la premeditazione dell’assassinio. L’ingiustizia si abbatte due volte su Giulia e sulla sua famiglia. I genitori e la sorella di Giulia sono costretti a  dover ascoltare in Tribunale, senza poter controbattere, infamie e distorsioni sull’immagine e sul ricordo della loro congiunta, ingiustamente colpevolizzata senza possibilità di difesa, seppur vittima.

dalla quarta:

«Giulia era mia figlia e il calvario che io e mio marito abbiamo vissuto durante il processo ci ha segnato, umiliato, devastato. Ma Giulia non è l’unica vittima di questa società, ancora così profondamente maschilista, dove alla fine spunta sempre una giustificazione, per ipocrita che sia, all’uccisione di una donna».

La signora Ferrari, si è impegnata ora in una serie di incontri presso le scuole dove racconta la storia della figlia Giulia, come insegnamento per cercare di dare qualche strumento in più ai giovani per riconoscere quando la violenza, non solo quella fisica, è mascherata da amore.