la_vita_materiale

pag 151- Traduzione di Laura Guarino – Universale Economica Feltrinelli – V ed. 1996 – ISBN 9788807810855

Piccolo libro trovato al mercatino dell’usato. Pagine ingiallite, ma costa intatta. E’ appartenuto a un lettore, o più presumibilmente una lettrice che lo ha aperto con cura, o forse non l’ha mai aperto. L’ho sottolineato molto, ma con riguardo, leggermente con la matita. Gli ho lasciato più segni vissuti io del suo precedente possessore.

Marguerite Duras per me ha sempre qualcosa di speciale. La vita materiale, con L’Amante della Cina del Nord e Scrivere, è entrato a far parte dei miei preferiti di quest’autrice.

Non è un romanzo. Si tratta di trascrizioni di conversazioni tra l’autrice e Jérôme Beaujour successivamente rivedute e corrette dalla stessa Duras. Ci sono cose dette sui suoi libri,, sulla scrittura e sui suoi riti, sulla famiglia e sulla scrittura che convive con la famiglia, sugli uomini e sugli amanti.

La scrittura si rapporta anche al luogo in cui si scrive, la casa. Duras parla delle sue case quasi senza descriverle ma facendocele intuire dalle loro ombre, dalle storie che hanno contenuto, dai tavoli pieni di manoscritti poi gettati nel caminetto a uscita del libro avvenuta. Case e luoghi in cui ha vissuto più o meno bene, tra cui Parigi. Parigi riemerge anche con il problema dell’alcolismo, combattutto più volte e altrettante volte uscito vittorioso su di lei. Le ultime pagine sono molto dure, mi hanno fatto quasi paura. La Duras narra di quei periodi di disintossicazione dall’alcool accompagnati da allucinazioni. Personaggi che non la abbandonavano neppure quando i trattamenti terminavano. Il libro si chiude con un senso d’impotenza dopo che una di queste allucinazioni se ne va (un uomo dai capelli grigi crespi e gli occhi azzurri) e l’autrice pur sollevata si rammarica di non averlo compreso.