Patologie

Traduzione di Enzo Striano – Voland Ed. Collana Sìrin – 2011 . Ebook ASIN: B00A81JMS2

Un libro di guerra visto dalla parte del soldato.  In prima persona Egor Taševskij ci racconta la guerra (sempre malata) l’infanzia e l’amore (a volte malati). Da qui il titolo. Prilepin, scrittore e giornalista russo, ha avuto un passato di soldato in Cecenia nel 1996 e nel 1999.

Il linguaggio è asciutto, preciso e allo stesso tempo evocativo. Interessante la nota finale di Striano che spiega le difficoltà della traduzione dal russo, lingua ricca di soprannomi e vezzeggiativi che avrebbero poco senso in italiano e, in questo caso, di gerco strettamente militare e modi di dire locali.

La guerra è vista dal punto di vista di Egor, comandante di squadra di un plotone delle forze speciali russe. Il plotone è di istanza in una scuola abbandonata, nei sobborghi di  Groznyj. La calma apparente crea tensione nella lettura, i soldati vivono la loro routine quotidiana, tra missioni di “disinfestazione” di ceceni che hanno in mano la città, ma rimangono nascosti, lo spirito cameratesco, la vodka , i disagi fisici e il ricordo di un amore lasciato a casa a Svjatoj Spas.

La vita militare e la struttura del romanzo sono intervallati dai ricordi. Egor ripensa a Daša, il suo amore, alla gelosia malata che prova per il suo passato. Ripensa alla sua infanzia infelice ma con scorci di luce di cui la cagna Daisy è tutto quello che gli è rimasto.

Ho apprezzato il romanzo che possiede un suo valore intrinseco, ma ciononostante mi ha lasciata a una certa distanza anche nelle scene di guerra più crude. Una freddezza che, ad esempio, non ho trovato negli scritti della Politkovskaja, come se l’autore che pure ha partecipato a quel conflitto  (o forse proprio per quello?) abbia idealizzato la guerra stessa , non abbia voluto risporcarsi in quello che realmente ha visto e vissuto.

Edit:

Ci svegliava la sensazione di fame che si inerpicava come un ragno freddo sulla sommità di tutti i sogni, mettendo in fuga quel calore  insopportabilmente dolce, spariva senza traccia quel beato torpore e quella tanto felice e fiduciosa cecità.